Speleologia urbana, silenzio e buio nella città sotterranea
La speleologia urbana fonde l’amore per la propria città con la scoperta, nel sottosuolo urbano, di un patrimonio storico, architettonico e sociale.
Entrare nelle viscere della città e scoprirne i segreti ignoti ai più: gli speleologi urbani devono provare questa sensazione, quando si avventurano nella città sotterranea, dove macchine, pedoni, autobus, negozi e mercati sembrano lontani, nonostante siano più vicini di quanto si pensi. La speleologia urbana è quel ramo della speleologia che pratica esplorazioni di ipogei artificiali, realizzati per opera dell’uomo nel corso della storia, permettendo di osservare l’evoluzione del tessuto urbano di una città.
Questo tipo di speleologia si pratica in ambienti sotterranei, che in passato avevano le funzioni più diverse: prigioni, cripte, sepolcri, acquedotti, cisterne pluviali, gallerie di comunicazione. Cos’è che orienta, prima di tutto, lo speleologo urbano? Passione e curiosità, certo. Ma, proprio come la speleologia nella sua accezione più classica, anche questa non è mai solo esclusivamente finalizzato all’emozione dell’esplorare. Nella sua pratica c’è tanto da scoprire sulla storia e l’architettura delle altre epoche: lo speleologo mira a scoprire e catalogare l’origine storica di un’opera, lo scopo che ha portato a costruirla e le tecniche di progettazione urbana dei nostri predecessori.
Ma il valore della scoperta di questi esploratori suburbani è anche e soprattutto sociale e antropologico, e la dice lunga sulle abitudini, le abilità e le modalità di gestione delle risorse (ad esempio, dell’acqua) del passato. In Italia le opere scoperte sono sistematicamente catalogate dalla Società Speleologica Italiana, l’associazione nazionale di riferimento, che presenta poi i risultati degli studi in convegni e nel periodico di riferimento, il quadrimestrale Opera Ipogea.
Ma potete trovare associazioni di speleologia urbana in davvero tante città italiane, grazie alla ricchezza del nostro sottosuolo. A Napoli, per esempio, c’è Napoli Underground, i cui membri portano avanti congiuntamente la passione per la speleologia e l’amore per la propria città, addentrandosi nelle cavità di tufo giallo del sottosuolo partenopeo. All’altro capo della penisola, Brescia Underground monitora la città sotterranea compiendo rilievi, video documentazioni e fotografie e realizzando esplorazioni rivolte anche alle scuole e ai ragazzi.
In Sardegna, la speleologia urbana diventa elemento di denuncia: il Gruppo Speleo-Archeologico Cavità Cagliaritane, nell’esplorare e studiare la roccia calcarea di cavità risalenti a più di 2800 anni fà, cattura, da anni, l’attenzione sullo stato di abbandono della città sotterranea (dal quartiere di Sant’Arennera alla Necropoli del Colle Tuvixeddu). Secoli di valore artistico e culturale da preservare, non da ignorare.


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